theatre / dj set

IN TOUR:

1. EDGAR - la luce della femminilità - vita e poems di Edgar Allan Poe


La luce della femminilità, la donna che ferma il tempo. Edgar Allan Poe, conosciuto per i suoi racconti, considerava se stesso in realtà un poeta: il racconto serviva per il vile danaro. Vita derelitta che ha cercato per tutta la vita la quiete non trovandola. Le donne che l’hanno costellata, donne che avrebbero dovuto fermare il tempo dell’irrequieto. Attraverso la vita e i poem di Poe, questo spettacolo è un canto della femminilità senza tempo.

La poesia si fa spettacolo. Si ripercorre la vita disperata e malandata di Poe, “attraverso” e per tramite delle sue poesie. – Il sublime, il morboso, gli istinti più contraddittori che si ritrovano nei suoi racconti, animano anche le sue poesie. – E fa specie, perché pochi sono i poeti in cui biografia e poesie s’intrecciano in così modo simbiotico, concreto ed esemplare. Per questo motivo questo spettacolo è anche istruttivo, per ragazzi e adulti, sulle modalità di genesi del genio, del poeta, di come suggestioni, esperienze e vissuto possano confluire in maniera così esplicita in poesie che tra l’altro fondono in maniera altissima epos e lirico, racconto e vertici: la vicenda si universalizza, le persone diventano personaggi emblematici e mitologici, la vita si trasforma in poesia, assume aura. 


Roberto Re David, il biografo-musico incarna tre voci, le tre voci delle tre madri di Edgar: la madre naturale Elizabeth Poe, la madre adottiva Mrs Frances Allan, e la madre “del cuore” Mrs Maria Clemm, zia Muddie, sorella del padre, nonché madre del suo vero unico amore e moglie, sua cugina Virginia. 

Attraverso la voce di queste tre donne l’esistenza di un disperato amante incapace di farsi amare, le donne che l’hanno attraversata, emblemi e realizzazioni di un ideale di femminilità e affetto. Simboli. Donne angelicate, eteree, assolute, delle “Beatrice”/“Laura”, al contempo tramite e concretizzazione dell’infinito. 

Marco Cardetta è invece il poeta, Edgar, “Eddie”, che restituisce il proprio percorso di vita attraverso i suoi poem, le sue magiche poesie, tradotte/tradite in italiano dallo stesso Cardetta.




2. Voci di sbandati  - recital-concerto per orecchi fini sulla controrivoluzione dell’unità d’Italia -

Diversa e innovativa modalità per parlare di brigantaggio, fuori dalle esagerazioni neoborboniche: considerare in realtà il brigantaggio quasi un genere, un western del Sud Italia, e usare il tema quale pretesto ed epifenomeno per parlare di storie universali, storie della civiltà contadina, di sfruttamento, del Mediterraneo (storie di ieri e di oggi), di sbandati. Questo è ciò che fa questo spettacolo, assolutamente musicale e dal taglio antropologico.

Marco Cardetta, accompagnato nelle musiche dal vivo di Roberto Salahaddin Re David, fa rivivere le voci degli sbandati dell’unificazione dell’Italia, i disertori, i braccianti – sbandati nel caos di una nascente nazione. Voci diverse, di poveracci, manovali, piccoli artigiani, che quasi senza accorgersene finivano fuori legge a imbracciare un fucile tra le quercete della Puglia, sulle steppe delle Murge, nel Salento, in Lucania e nel resto del Sud. 
E’ una “Spoon river” di voci del Sud disperse nel tempo. Voci di scontenti che nei loro diversi desideri, necessità e aneliti, sembrano ritornare tutti, ognuno a suo modo, al desiderio primario della libertà, quella libertà che è privazione dalle privazioni, libertà del riscatto, libertà dalla prigione della povertà.
Nato come un reading, si è evoluto nell’affiatamento tra musicista e autore, in un lavoro sperimentale a confine tra teatro, narrazione e poesia. Con incursioni di elettronica. Comico e drammatico, lirico come uno spaghetti western.
Storie liriche e grottesche, di burocrazia parossistica, di servilismo, di sfruttamento minorile e di fame di lavoro: storie di ieri e di oggi.

Le voci e le storie sono quelle del Sergente Romano di Gioia del Colle (Ba), di Carmine Crocco di Rionero in Vulture, di Rocco Chirichigno di Montescaglioso e di altri briganti e sbandati del banditismo post-unitario. Come per il romanzo storico “Sergente Romano” di Marco Cardetta, le storie sono un pretesto anche per riappropriarsi del proprio passato, dei luoghi e dell’antropologia del Sud.

Al contempo uno spettacolo che attraverso le storie degli sbandati di ieri, dei dimenticati, vuole portare lo sguardo sugli sbandati di oggi, sui diseredati e gli invisibili, che vivono simili sorti: i migranti e i profughi di simili guerre, simili miserie, in fuga da simili caos di nazioni in formazione o disintegrazione.


E qui i link di trailer spettacolo:
https://www.youtube.com/watch?v=MrI307K6HpU
https://www.youtube.com/watch?v=OCXtQB3TldA

Speculari anche su vimeo:
https://vimeo.com/199440826
https://vimeo.com/199866339


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3. VOCI DAL MARE - DJ SET  rhapsodies in electronics – 


Marco Cardetta in questo reading astruso e strampalato recita alcune poesie del suo libro “Voci dal mare – Nero di Odessa”, una suite di poesie narrative, surreali e archetipiche, comiche all’eccesso e romantiche, fatte di forme e illusioni, caleidoscopi di immagini che si inanellano tra le storie formando un vero e proprio romanzo poetico con personaggi profondi e coinvolgenti che parlano di un'epoca inesistente ma così scandalosa e ficcante nel cuore degli ascoltatori. Odessa è la città di vuoto e dell’incontro, dove ogni cittadino è straniero, e ogni straniero è straniero.
Il recital è circonfuso della musica elettronica e sperimentale di Salahaddin Roberto Re David, adatta ai contesti più clubbing e discoteche.

La performance-recital concerto è adattabile per qualsiasi tipo di palco e situazione, dal teatro al dj set. Le poesie lasciano il posto in armonia alle musiche di Salahaddin Roberto Re David, pensate assieme alla suite e concepite con esso. Si balla e si va in trance.

I riferimenti? Alva Noto, Sakamoto, il Philip Glass di Koyaanisqatsi.




NON IN TOUR:

1. I quadrupedi hanno quattro piedi (uno spettacolo così bello che vi sembrerà di averlo già visto) - poetic alternative comedy -


Alternative comedy allo stato puro, e impuro. Come disse Nikita Sergeevič Chruščёv lasciando la settima Internazionale: "Non ho visto mai uno spettacolo più cazzone di questo." E lui lo spettacolo non l'aveva manco visto! Ne aveva sentito solo parlare, da Stalin in punto di morte. Figuratevi voi che lo vedrete! E che vi sembrerà di averlo già visto! Che fortunati che siete! Meritereste un etto di realismo socialista in testa! O una scarpa! O dei pistacchi! (Lo spettacolo è tutto così e va avanti ad oltranza finché la gente non si stanca e/o picchia il performer e/o e/o eh oh!)