domenica 30 ottobre 2016

Non importa del menarca e di tua madre grassona, oh Oksana

Non importa che tu abbia il menarca,
non importa che tua madre sia grassona
e impedisca il nostro amore.

Non importa che siam bloccati su di un’isola
vulcano e manchino gli assorbenti.
Non importa che tua madre non faccia
che pormene il problema -
Il menarca, il menarca, ripetuto più volte al giorno.

E che il mare sia in burrasca -
pesanti ondate s’infliggono sull’apertura del boccaporto 
- il mare blu insaturo di cui ho paura.


Io t’amo.
Così assai che feci per te un percorso di doni.
E seduto su d'una panca di legno smunto,
sul vascello - ti chiesi di assaggiare
quel che per te avevo preparato.
Iniziasti da un pezzetto di scamorza 
affumicata e sempre nelle orecchie avevamo 
la voce di tua madre
grassona, che diceva che non sapevo cucinare,
che ero un deficiente, di non masticare niente 
di ciò che facevo, di non seguirmi.

- Come mi scacciava! - Ma tu continuasti e masticasti
tutto mordesti a piccoli morsettini 
assaggiando ciò che per te 
avevo preparato e scartando piano piano i piccoli doni.

M'accomiatai. (Finsi.)
Ma ti spiavo da lontano.
E m’infilai, sotto 
dove continuava il percorso
- per controllarlo: giù per due scalini 
sotto una lamiera, s'apre il cunicolo subacqueo 
di mare aperto: sul fondo sabbioso 
avevo posto monetine, collane. 
E dischi d’argento ai lati per rischiararti la via.
E un bimbo assiso, paffuto
che simboleggiava tua madre 
e i suoi rimproveri. Infine doni e altre scritte - 
targhe in cui mostravo e non celavo 
tutto il mio amore. Ma a metà del percorso -
scorgendo il bimbo assiso - impattasti 
con la spalla in un cefalo grossolano. Ero io 
che ancora controllavo il percorso - cefalo 
bitorzoluto - e n’agguantammo ci ribaltammo 
- baciammo - in un abbraccio senza fine -
stretti allo spasmo fin ad esaurire 
tutta l’aria ch'avevamo,  
in quel mondo subacqueo.

Poi venisti a casa mia.
Che le pareti di legno laccato 
colavano acqua marina -
rilucevano come dischi d’argento.
Era vuota.

"Non importa del menarca", tratta da Voci dal mare-nero di Odessa di Marco Cardetta


lunedì 24 ottobre 2016

cosa viene dal mare?

“Cosa viene dal mare?
Eh Elia – rispondi!”
“Viene... viene...”
E schiaffi in faccia.
“Cosa viene dal mare?”
“Viene...”
E schiaffi in faccia assestava 
lo zio, schiaffeggiava.

E là restavamo,
io, Nicolaj,
e la madre di Nicolaj e...
e il padre, e Natasha
e così gli altri, con Pesja
con l’acqua del mare al bacino
che bagnava la vita
nel mare del mare
nel mare blu cobalto
nel mare del mare
Nero.

Eppure come avevam sfiorato
l’un con l’altro e infiorato la vita
e venduti l’un con l’altro!

“E. Questo viene sulla spiaggia
dalla schiumosa risacca del mare di Odessa:
i tacchini, le maschere, le galline arrostite,
gli agnelli e il fumo del fumo.
Vengono le zuppe di pesce scintillanti
e i limoni
i fiori e le piume fastose –
e le galline arrostite.
E il vino
vino vino, vino vino
e il fino tabacco di contrabbando
e gli stomaci scaldati
con le gambe che si piegano
con le teste che s’annebbiano,
vengono i rigurgiti dal mare.”

E forse allora lo sapevo,
anche se non rispondevo.

“Cosa viene dal mare Mikha?”
“Viene... viene...
dal mare viene il mare,
dal mare viene Kirk e io
e sua madre e il padre e Natasha
e gli altri e io,
con l’acqua del mare viene il mare
e veniamo al mare, con l’acqua alla vita,
all’acqua.”

"cosa viene dal mare?", tratta da Voci dal mare di Marco Cardetta