giovedì 7 marzo 2013

Del papa franzese e Ratzi

Elessero un altro papa: lo fecero apposta per sfastidiarlo, lui, l’altro papa, quello vero.
L’eletto di Francia lo chiamarono, il papa di Francia, nato per osteggiare il primo: perché la chiesa e la cristianità han bisogno di una riforma e di una nuova guida.
Eccolo il papa di Francia, che son io. Ma subito, il magro distinto bell’uomo papa di Francia morì.
E quasi a seguire, lo stesso giorno, anche papa Ratzi, il reazionario, s’accasciò con aria beata e sorniona.

In un’ultima riconciliazione delle chiese, riunirono i papi nelle stanze della veglia. Eravamo soli negli appartamenti settecenteschi dai pavimenti chiari e i soffitti affrescati, illuminati dal sole. Ognuno nella sua bara.

Poi entrarono camerlenghi a prepararci per le celebrazioni funerarie.

E quando fummo sul sagrato di San Pietro, nelle bare, uno a fianco all’altro - il librone sfogliato dal vento - come rito di certificazione della morte, il funzionario, in marsina nera con decorazioni d’oro, s’avvicinò alla salma: brandiva una croce particolare, armata alla base da un punteruolo d’acciaio. Il funzionario prima l’abbassò sul petto del papa, a pugnalarlo, per finta; poi l’appoggiò alla camiciola e assestando un colpo secco sul cuore, trafisse la pelle: un piccolo fiotto schizzando di sangue s’espresse: sanciva la morte.

Si compì questa cosa sul corpo di Ratzi. Poi il funzionario s’avvicinò di nuovo al papa di Francia, che sono io, quasi con la certezza che non avrebbe compiuto bene l’atto. Ma ad un colpo ferace assestato, il papa di Francia sembrò rinvenire: ebbe uno sbottò, tossì, alzò la testa piegando il collo e s’appoggiò ai bordi della bara chiedendo aiuto.
Così rinvenni come da un lungo sogno di sacrificio.

Affaticato, il volto aggrinzito, fissai il papa Ratzi di fronte nella sua bara: lui non rinveniva. Era davvero morto. Quasi morto di solitudine. Quasi morto quel giorno per la morte dell’altro, che sono io. Gabbato dalla mia finta morte, suo unico amico in questa vita senza amici: la mia inimicizia gli recava conforto.

"Del papa franzese e Ratzi" tratto da Vite confuse di Marco Cardetta