venerdì 25 settembre 2015

Lo stomaco, ovvero come Roman fece soldi

Riducemmo tutto in piccolo. 
Soprattutto riducemmo i libri
e ce li mettevamo nello stomaco.
In questo modo diminuivamo le cose.
E le ingoiavamo.
Avevamo poi il modo di tirarle fuori - 
a seconda di come decidevamo
erano piccoli granelli di polvere,
o quanto un pollice.
E lo stomaco era la nostra casa.
La cosa ci sfuggì di mano.
La rubarono la prestammo la concedemmo
al mondo pubblico.
Fatto sta che entro tre mesi avemmo 
architetti dello stomaco che con scalpello
tornivano straordinarie scaffalature nei nostri stomaci,
per riporre tutte le nostre cose.
E questo fu utilissimo per quando andavamo in giro, volavamo
senza bagaglio, con i limiti di bagaglio.
Ma subito iniziarono pure i ragazzini,
a mettersi nello stomaco le cose - 
ragazzetti spericolati - 
si riempivano la pancia di schifezze
e così non masticavano più.
Subito ne morirono un paio: avevano sempre
il senso di sazietà per le scaffalature che avevano
nel ventre - per i giocattoli con cui lo riempivano -
che non masticavano più e finivano a morir di fame
senza nemmeno accorgersene.
Il governo aveva messo un limite.
Ma subito non ce ne accorgemmo e qualcuno morì.
Ma non avevamo più case, se non letti nudi.
E le case - le nostre - con tutto il loro arredamento
erano solo negli stomaci, ben arredati.



"Lo stomaco" tratto da Voci dal mare di Marco Cardetta