martedì 5 giugno 2012

Quando lavavo le balene (sogno)

Dovevamo lavare l'enorme camion, il rimorchio cisterna, in cui la balena era stata appena macellata: stavano costole, sangue ed unto colante dappertutto: s'era dimenata per resistere.
E il capo, mio zio, impartiva istruzioni: con l'indice indicava gli angoli bui, non tralasciare la bava sui cordoli di lamiera.
Io insistevo con lui sul fatto che potevo finire da solo, il grosso era fatto e la cisterna sembrava quasi pulita: solo negli interstizi puzzava ancora di balena. Ma lui, fico e duro, muscoloso in canottiera, si fissava sui dettagli, non voleva andarsene. Poi però ci ragiona, si guarda la canottiera sporca, sudata: casca addosso tutta la fatica.
Così dà le ultime direttive, indicando gli angoli, mentre già si va a lavare.
Su tutto ci sono brandelli di balena, sostanza oleosa e puzza.
Ma apro i rubinetti ed ecco che s'allaga tutto il locale - cisterna - in cui eravamo. Apro il rubinetto e l'acqua inizia a colare a perdifiato: inutile fermarla e inutile chiudere la manopola.
Subito l'acqua è dappertutto, alla cintola: galleggiano già i tavoli e le masserizie.
Poi apro il grande cassettone della cucina per prendere uno straccio e provare ad asciugare, ma sbaglio cassetto e dentro stanno tutti i tarzanelli della balena: quelli sono la prima cosa che viene tolta pulendo le interiora della balena, prima di squartarla. E i tarzanelli della balena iniziano a galleggiare, nell'acqua alla cintola, fresca alla pancia.
Si crea una situazione un po' incresciosa con l'acqua alta fino alla cintola e questi tarzanelli schifosi che galleggiano.
E ciò che è peggio fanno effetto tappo con il mio culo: perché per effetto degli opposti che si attraggono tra loro, dei buchi con i tappi, ecco che vanno a spararsi nell'acqua contro le mie natiche, facendo male.
Mi chiudo in cucina: i tarzanelli si assiepano contro la porta.
Vorrei risolvere la cosa prima che se ne accorga mio zio, che si fidava, muscoloso, e stava a fare la doccia.
Ma mentre penso che forse starà ancora sotto la doccia per un po', ecco che apre la porta a soffietto e vede lo scempio. E mi guarda un po' stupito, poi serafico va a chiudere il rubinetto: "Ma perché non hai chiuso tu l'acqua?" Ma perché non ho chiuso io l'acqua?
E lui medita su come risolvere però la cosa dell'acqua alla cintola e tarzanelli che galleggiano.
Io vado a lavarmi inutilmente le mani, in lavandino minuscolo: apro l'acqua del rubinetto, ma l'acqua alla cintola è più alta del rubinetto e così per lavarmi le mani devo immergerle in quella schifosa acqua alla cintola.
Ed ecco che mio zio dice intelligentemente: "Ehi, ma lo senti tu quest'odore di merda?"
Rispondo: "Mah, forse sono i tarzanelli che ci galleggiano alla cintola."
"No" - risponde lui sicuro - "questa è merda di cane."
"Da cosa l'hai capito?"
E quello non risponde, fa segno di far silenzio, e di colpo apre la porta a soffietto del piccolo bagno minuscolo: sul water è seduto il suo cane, a pelo lungo, che lo guarda con occhioni e saluta - la carta igienica in mano:
"Ecco chi è stato: il furfante. Non ha scaricato subito dopo aver scorreggiato. Lo sapevo."



"Quando lavavo le balene" tratto da Vedute (ovvero, l'uomo che non c'era) - raccolte di sogni, visioni, epifanie, di Marco Cardetta