sabato 12 maggio 2012

Sogno di quando ero Samantha di Sex and the city

Ero bionda, ero Samantha di Sex and the city; ed ecco che quest'uomo muscoloso con cappello a kepi da fattorino voleva far l'amore con me, sulle scale, dove si stendeva il velluto bordeaux da hotel di classe - i passamano d'ottone. Però lì passavano continuamente camerieri, reggendo sulle mani tondi vassoi con bicchieri lunghi, pieni di gin. Passavano sopra di noi mentre amoreggiavamo sulle scale, io su di lui. Io su di lui a gambe larghe: ho un meraviglioso vestito bordeaux con spacco alla coscia.


Così suggerisco di andare da me, o da lui. Andiamo da me. Nel mio appartamento, open space, attico in cima al grattacielo, in piena Manhattan. Entrando parlo di questo mio stretto appartamento che mi costa mille pound al mese e che non so ancora se conviene, visto che ne ho un altro, sempre in centro a Manhattan e non riesco ad affittarlo.

E' un open space lungo e stretto: lungo cinque metri e largo uno e mezzo. E siccome non voglio farmi mancare niente, sul lato sinistro ho messo tutto: il lavabo, una specchiera e due docce. Più le mattonelle bianche a fiorellini: quelle non possono mancare. Sul lato destro non ho messo niente perché non c'entrava. E' un open space: tiny open space.

Fatto sta che ci mettiamo sotto la doccia: due (perché non voglio farmi mancare niente) ne ho lì, in cucina (perché l'appartamento è un open space!).

In realtà non sono docce: solo due telefoni di doccia che escono dal muro a mattonelle, sopra la lavatrice e il lavabo, senza un buco in terra: quando faccio la doccia tutto l'open space si allaga e allaga anche l'open space di quello del piano di sotto che si chiede sempre perché non ha comprato lui l'attico.

Fatto sta che ci mettiamo sotto la doccia, io, Samantha, e il muscoloso fattorino: ha i muscoli tirati e tesi, questo muscoloso fattorino: qualcosa mi dice che fa palestra.

Ma - ritornando alle azioni – veniamo continuamente interrotti: perché il mio è un open space, quindi è aperto. Entra continuamente gente: i fattorini, i facchini che portano le valigie, i camerieri, le cameriere.

Ed entra una mia amica, bionda anche lei, metropolitana, che ci interrompe. E' con un suo nuovo boyfriend: "Chi è?" Chiedo io a lei, spostando a lui il ciuffo ingelatinato che gli cade pesante sugli occhi: è timido, come è entrato s'è seduto al tavolino tondo e sembra disturbato di vedere un fattorino muscoloso, nudo, lì a fianco sotto la doccia: gli arriva l'acqua, schizzettando sulla giacca nera e lui se la pulisce con la mano.

E' un agente finanziario. "Oh, ecco perché sembra così stressato. Si vede dal ciuffo ingelatinato che gli cade sulla fronte. Forse può fare l'amore con me e si rilassa."

Ma il mio fattorino muscoloso, tutto nudo e con il kepi rosso in testa, è sotto la doccia e sbuffa: dalla doccia non esce l'acqua calda. Gli dico di spostarsi e di mettersi alla seconda doccia: quella proprio vicino al tavolino tondo dove s'è seduto l'agente finanziario - sì perché a fianco alla lavatrice c'è un tavolino tondo.

Ma non abbiam nemmeno tempo: siamo tutti in pausa pranzo e tutti abbiamo fretta: tra un po' dovremo tutti ritornare a lavoro. Quindi dovrò farmi tutti e due in meno di venti minuti. Maledetta vita metropolitana!

E mettendoci sotto l'altra doccia ecco che la prima finalmente inizia a far fuoriuscire l'acqua calda: in quel momento passa una cameriera con il vassoio tondo e ci guarda storto perché abbiam tutte e due le docce aperte. "Che spreco d'acqua!", dice inorridita. Spiego alla cameriera che in quell'altra non usciva l'acqua calda. Lei scorbutica risponde che non è possibile.
E io per protesta entro nel Partito Democratico.
 
 

"Sogno di quando ero bionda" tratto da Vedute (ovvero, l'uomo che non c'era) - raccolte di sogni, visioni, epifanie, di Marco Cardetta