giovedì 26 aprile 2012

Il corvo

- ovvero I turned my head -

Avvenne in una mezzanotte deprimente, mentre meditavo, flebile e stanco,
su assai strani e singolari volumi d'una dimenticata dottrina
mentre chinavo il capo, quasi sonnecchiando, d'improvviso giunse                                                                   il bussare
quasi di qualcuno gentilmente battendo, battendo alla soglia dell’andito
“Forse qualche visitatore” borbottai, “battendo alla soglia dell’andito -
Solo questo e nulla più."


Oo, distintamente ricordo che s'era in fosco Dicembre;
ed ogni separato morente tizzo  menava il suo lemure sull'impiantito.
Ansioso attendevo il chiarore; - invano avevo richiesto in prestito
dai testi consolazione dalla pena - pena per la perduta Lenore -
per la rara e radiante fanciulla cui le entità empiree dan nome di Lenore -
senza nome qui per il resto.


Ed il serico, triste, incerto fruscio d’ogni rubizzo drappo
m'abbrividiva - faceva avvertir strani tremori mai avvertiti innanzi;
così che adesso, a fermar il pulsar del cuore, mi levai scandendo ancora:
"Forse qualche visitatore insistendo entrare alla soglia dell’andito,
qualche attardato visitatore insistendo entrare alla soglia dell’andito,
solo questo e nulla più."


Sul momento l’intendimento ne crebbe in tempra; esitando quindi non
oltre,
"Signore", proruppi, "o Signora, davvero il vostro perdono io imploro,
però il fatto è ch’io sonnecchiavo, e così sommessamente bussaste,
e così vago voi giungeste battendo, battendo alla soglia dell’andito,
ch’io scarsamente ero convinto d'aver inteso” - al che spalancai l'uscio -
e lì, oscurità e nulla più.


Intenso nell'oscurità scrutando, a lungo stetti lì ponderando, impaurendo,
dubitando, avendo visioni che mortale mai osò mai mostrarsi innanzi;
ma il silenzio restava intatto, e la quiete non dava segno
e il solo termine lì fiatato fu il sussurrato termine "Lenore?"
questo io sussurravo, ed un'eco mormorava indietro il termine "Lenore!"
soltanto questo e nulla più.


Indietro nell’andito voltato, tutto l’intendimento incendiato,
subito ancora udii battere qualcosa più intenso che innanzi.
"Di sicuro", proruppi "di sicuro v'è qualcosa alle persiane;
si mostri, dunque, cos’è, e l’incognita esploro -
il cuore s'acquieti un attimo e codesta incognita esploro -
"Forse è il vento e nulla più!"


Al che spalancai l'imposta, quando, con assai agitar e vibrar,
in quella s'arrestò un enorme Corvo dei santi tempi andati;
non il minimo ossequio fece quello; non un minuto si stoppò o stette;
però, con portamento di signore o signora, si posò sulla soglia dell’andito -
posato sul busto della pallida vergine, proprio in cima alla soglia
dell’andito,
si posò, e appollaiò, e nulla più.


Poi tale nerigno uccello inducendo le tristi meditazioni al sarcasmo,
col grave e severo decoro del contegno che si dava  - si vestiva di carattere,
"Nonostante la cresta sia tosa e rasa, tu" - proruppi - “non sei certo un vile, lugubre e vecchio Corvo emigrato dalle rive della Notte -
rivela qual signorile nome è il tuo sulle ceneree rive della Notte!”
Proferì il Corvo: "Mai più".


Assai fui stordito all’udire, da tal goffo pennuto, discorso così franco
nonostante la sua replica scarso senso - scarsa rilevanza avesse;
poiché non si può non esser d'accordo ch’a nessun umano vivente
toccò mai in sorte d'osservare pennuto sulla soglia dell’andito -
volatile o bestia su busto scolpito sulla soglia dell’andito,
e con tal nome quale "Mai più".



Il Corvo, però, sedendo solitario sul placido busto, proruppe solo
con quel termine, quasi che l’intendimento suo tutto in quell'unico termine
avesse infuso.
Né più oltre allora emise - né piuma scosse innanzi -
finché io con qualcosa più d'un sussurro, "Altri compagni han scosso qui le
piume innanzi -
e al chiarirsi anch’egli m’abbandonerà, quali le attese che già
fluirono innanzi”.
Al che il pennuto proferì "Mai più".


Attonito al silenzio rotto da replica così correttamente profferta
"Senza dubbio" dissi, "ciò che proferisce è l'unica merce e provvista
colta da qualche infelice maestro che - inclemente  sventura -
strinse dappresso e strinse più dappresso finché i suoi stornelli si ridussero
a quell’unico -
finché gli inni della sua fede si ridussero a quel melanconico
"Mai - mai più".


Il Corvo, però, ancora inducendo tutte le meditazioni al sarcasmo,
immantinente volsi sedia foderata dinanzi al pennuto, e  il busto e la soglia;
poi, affondato nel velluto, misi me stesso a collegar
meditazione a meditazione, considerando cosa questo minaccioso pennuto
dei tempi andati -
cosa questo  torvo, sgraziato, orrido, smilzo e minaccioso pennuto dei
tempi andati
significasse col gracchiar "Mai più".


Così assiso impegnato in congetture, ma non sillabe esprimendo
al pennuto le cui accese pupille ora m’ardevano nel fondo del petto;
così e ancora assiso divinando, col capo ad agio reclinando
sul guanciale foderato di velluto che la luce della lampada contemplava,
ma la cui fodera di velluto violaceo la luce della lampada
contemplando,
Ella sfiorerà, ooo, mai più!




Poi, tal parve, l'aere crebbe in densità, aromatizzata da invisibile incensiere
scosso da serafini i cui passi tintinnanti sul tappezzato impiantito.
"Sciagurato", gridai, "che Iddio ha imprestato - attraverso questi angeli ha
inviato a te
tregua - tregua e assenzio dalle memorie di Lenore!
Assapora, o assapora questo lenitivo assenzio e dimentica la perduta
Lenore."
Proferì il Corvo, "Mai più".


"Nunzio!"  diss'io, "cosa del male - nunzio comunque, se pennuto o
fanatico! -
sia tu dal demonio inviato, o da burrasca tossito qui in terra,
afflitto ma indomito, su tal desolata landa d'incanto -
su questa dimora infestata dal ribrezzo - dimmi davvero, io imploro -
v'è lì - v'è lì balsamo lenitivo a tali mali? - dimmi - dimmi, io imploro!” -
Proferì il Corvo, "Mai più".


"Nunzio!"  diss'io, "cosa del male - nunzio comunque, se pennuto o
fanatico! -
Per quella volta che su entrambi si piega - per quel Dio che entrambi
adoriamo -
confessa a questo cuore carico di pena, se, quantunque nel lontano mondo
etereo
stringerà ancora a sé la santa fanciulla cui le entità empiree dan nome di
Lenore -
stringerà tra le braccia ancora la rara e radiante fanciulla cui le entità
empiree dan nome di Lenore".
Proferì il Corvo, "Mai più".


"Sia, allora, questo termine segnale di dipartita, pennuto o fanatico!” -
implorai, balzando in piedi -
“Fa ritorno alla burrasca e alle ceneree rive della Notte!
Non lasciar nessuna piuma nera qual segno di quella menzogna che
l’intendimento tuo ha sputato!
Abbandona costui nella sua intatta solitudine! levati dal busto sulla soglia!
trai il becco da questo cuore, e trai la malombra da quella soglia!
Proferì il Corvo "Mai più!"



E il Corvo, mai svolazzando, comunque assiso, comunque assiso
sul pallido busto pallido proprio in cima alla soglia dell’andito;
e le sue pupille hanno tutto il sembiante del maledetto che mediti,
e la luce della lampada che cola su di lui ne sbatte l'ombra sull'impiantito;
ed l'intendimento mio da quell'ombra che si stira tremula sull'impiantito
non s’è distolto - mai più!



"Il corvo" tratto da Edgar ovvero ... dal più fiero e biondo di tutti i fiori... - traduzioni/tradimenti e canto da Edgar Allan Poe, di Marco Cardetta. Post-fazione di Luciano Funetta