domenica 15 aprile 2012

I quadrupedi ovvero I quadrupedi hanno quattro piedi

Sapevo che era finità,
così dissi l’ultima cosa che mi venne in mente:


“I quadrupedi hanno quattro gambe.”
“Sei un pervertito”, mi disse.
“La perversione degli uomini sono le donne mia cara. E la perversione delle donne, sono gli uomini.”

Ci guardammo fissamente negli occhi. Senza battere ciglio.
Né io né lei.


La bassa luce pomeridiana inondava il soggiorno.
Poi, le fibrillò un occhio.
“Che cos’hai cara? Sei stanca?”
“Mi è entrato un moscerino nell’occhio …”
“Oh, cara. Vuoi che ti aiuti?”
“Sì. Basta che soffi dolcemente...”

Così la feci voltare e piegare in avanti.
Le divaricai le natiche e soffiai dolcemente.

Dalla sua laringe fuoriuscì un dolce suono di canne di bambù, che s’intonò in una melodia degli Intillimani.

“Noooo… ma cosa fai?! - mi disse - Attraverso gli occhi!”
“Questa non la so fare” le risposi “ma se vuoi posso suonarti No woman no cry”.

Finì così.
Ci guardammo insensatamente negli occhi.
Senza sbattere ciglio.
Né io né lei.

Stemmo così finché non fece buio.
Poi ...
…fece buio.
Pesto.
Stemmo ancora così un paio d’ore.
Poi, mettendo da parte l’orgoglio, parlai
per primo e dissi:
“Su... smettila di far la dura... dì... qualcosa”.
Nulla.
“Guarda che ti soffio di nuovo nel culo se continui! Sbattiamo le palpebre almeno, ti prego... a me cominciano a bruciare gli occhi!”


In quel momento squillò il telefono.
Sbattendo le gonadi contro lo spigolo della scrivania raggiunsi l’apparecchio nell’altra stanza.
“Pronto? Chi è che mi disturba mentre fisso la mia ragazza?”
E dall’altra parte...
“Sono io... stronzo”.
“Ah...tesoro... ma perchè mi chiami? Non avevi il coraggio di dirmi le cose in faccia? ... nel buio?”
“Sono andata via due ore fa, pirla!”
“Ah... e non potevi dirmelo. Mi si son incrostati gli occhi. Credo che perderò una cornea o forse due”.
“Io prenderò il treno. Sto arrivando”.
“Il treno? Allora arriverai in ritardo”.
“Già...”
“Già...”, e chiuse.

Quando arrivò era già mattino.
Lumeggiava il sole all’orizzonte.

Avevo passato la notte a letto, senza dormire, ragionando sulla teoria Darviniana: se le donne si erano evolute senza cazzo, pensavo, era perché questo le rendeva più forti e pronte all’evoluzione, alla sopravvivenza in un mondo ostile. Un mondo fatto di cazzi. Questo permetteva loro di dominarci.


Le donne con il cazzo evidentemente si erano estinte subito. Non avevano resistito. Solo la specie senza cazzo poteva resistere.

Questo pensavo giocherellando con una copia di sue mutandine usate: un paio splendido che mi ero fatto rivestire di creta, per quando ci fossimo lasciati.
In genere le tenevo in ufficio, come fermacarte.

Ero lì sul letto quando suonò il campanello.
Il mio istinto e il mio pisello mi dissero che era lei.

Aprii … ed infatti, era lei.
Si presentò solo con un impermeabile e quel voluttuoso corpicino fasciato da una vestaglia orientale semitrasparente.
Le si vedeva tutto: come in una gastroscopia all’incontrario.

“Viaggi sempre così in treno?”, le dissi.
“Sì ... mi fanno pagare meno. E mi danno anche un pasto gratis”.
“Capisco. Una volta l’ho fatto anch’io. Ma m’hanno arrestato”.
“Posso entrare?”
“Certo. Con quella vestaglia puoi fare anche una capriola, se ti va”.
“No, grazie: l’ho già fatta davanti al capotreno, sennò non mi faceva scendere. Comunque sono venuta solo per dirti una cosa, poi vado via subito”.
“Cosa?”
“Sei un pervertito.”
“La perversione degli uomini sono le donne, mia cara. E la perversione delle donne sono gli uomini”, ero così charmant...
“Non sei charmant...pirla... E smettila con quel sorrisetto... non sei credibile. Per di più con una copia di mutande tra le man... Ehi... ma quelle sono mie!”


Le aveva riconosciute ma cercai di dissimulare.
“E tu come fai a sapere che sono le tue?”
“Ma se sono le mie lo saprò ... ehi...”
Il suo cervelletto di gallina aveva cominciato a ruminare. Aveva capito tutto.
“Le galline non ruminano, idiota.”
“Ma che fai mi leggi nella mente ora?”
“Dammi quella copia di mutandine. Pirla! … Ehi ... ora ricordo... ma allora quella volta che m’ero svegliata tutta umida piena di creta attorno alla vita ... Non m’ero ubriacata? Non avevo fatto la lotta nel fango con Katia Ricciarelli?! ... Non eravamo stati alla “prima” della Scala?! E pensare che mi sono vergognata così tanto ...”
“E’ vero ... t’ho mentito... Ma è solo perchè avevo capito che tra noi le cose non andavano bene... stava per finire e volevo un tenero ricordo di te...”
“Oh che dolce...”, disse, e mi spaccò il tenero feticcio sulla testa.

Stetti svenuto sull’ingresso di casa per tre giorni.
Quando mi svegliai le Borse di tutto il mondo erano crollate e il mio vicino quindicenne aveva organizzato un lecca lecca party nel mio appartamento. Prima di allora non sapevo nemmeno cosa fosse un leccalecca party… e se sei un adolescente libidinoso che restringe tutta la sfera sessuale ad una fellatio può anche essere interessante.

Ma non ricordavo assolutamente nulla. Nebbia.
Solo qualche giorno dopo, mentre parlavo male della mia ex come si fa normalmente davanti ad una birra con un amico, questi mi disse:
“E così sei perseguitato da donne maliarde?!”
“Tutte le donne sono maliarde, caro mio … Hanno un potere infinito”.
“Credi davvero? E noi cosa cosa possiamo fare?”
“Anche gli uomini cell’hanno. Un potere infinito. Solo …sono più coglioni.
… E lei è una grandissima stronza!”



"I quadrupedi hanno quattro piedi" tratto da Inquietudini nostrane di Marco Cardetta